sabato 12 aprile 2014

"A leggere i giornali, sembra che qua mai nessuno abbia toccato uno strumento..."





"Per quanto poi riguarda la stampa locale, a leggere annate intere della cronaca di Ragusa del quotidiano La Sicilia o del settimanale locale Ragusa sera, sembra che in città negli anni Settanta, per un decennio intero, nessuno abbia mai toccato uno strumento. [...] Nei pochissimi casi in cui si parla di musica, l’attenzione dei cronisti è rivolta verso musicisti figli della Ragusa che conta.
Ad esempio qualche notizia in bella evidenza su Giancarlo Carcione, in arte Carlo Da Ragusa, cantante melodico che non disdegna gli arrangiamenti “giovanili”; vincitore nel maggio 1970 della Caravella d’oro di Bari assieme ad altre giovani promesse come Renzo Arbore, qualche apparizione in programmi televisivi, due 45 giri all’attivo e, come sottolinea il cronista, nipote di Renato Guttuso. Il suo secondo disco Lettera, con l'orchestrazione di Stelvio Cipriani, uscirà nel 1969 per la EMI."



mercoledì 9 aprile 2014

Perché proprio il 1972?


Perché proprio il 1972? É un anno cardine, una data sospesa: la stagione di trapasso dalla ventata hippy alla nuova generazione “disco”; dalle predicazioni “peace and love” della controcultura all’emergente egocentrismo post-Vietnam. All’orizzonte affiora l’io, una civiltà più materialistica. E per i ragazzi nati negli anni Sessanta, il 1972 è un anno fondamentale: erano nell’età delicata del passaggio dall’infanzia all’adolescenza e ne hanno assorbito tutte le contraddizioni e l’inquietudine.” 
 
   Massimo Pandin, Stefano Giaccone: Nel cuore della bestia, Zero in Condotta, 1996.

Funerale di Giovanni Spampinato. Ragusa, Novembre 1972.

mercoledì 2 aprile 2014

il Mediterraneo






“Il più rappresentativo e importante teatro di Ragusa, locale pregno di tutta quanta la banale e intima storia della sua gente […] Mediterraneo è il suo nome e nessun altro bar-ristorante-albergo della città ha nome più appropriato e dolce, essendo il locale allo stesso tempo mare e porto, mare burrascoso e placido, porto di continui arrivi e numerose partenze e non c’è mio coetaneo, che non ne abbia serbato un angolo nel cuore e tra i suoi più bei ricordi! Per noi del tardo Sessantotto era diventato la Grande Casa, la Putìa della Rivoluzione, la Sede Permanente dell’assemblea Rivoluzionaria.“ (Salvo Cassarino, La lingua rasata di fresco, 1988) 




“Noi non andavamo in piazza o nel corso principale, per noi c’era il caffè Mediterraneo […] era grandissimo per essere un semplice caffè, aveva decine di tavoli con sedie, era al coperto, con una grande vetrata, era modellato bene e arredato con gusto, l’ampiezza poi permetteva l’aggregazione delle persone più diverse. Alla fine degli anni Sessanta […] una massa giovanile incominciava a frequentarlo e a utilizzarlo in maniera diversa. Divenne un luogo dove potere giocare, parlare, discutere, anche animosamente, conoscersi, uno spazio per la trasgressione giovanile dirompente, ma innocuo per via del perbenismo del posto. […] Ho visto la sua metamorfosi, da spazio di pochi a luogo dell’esplosione di tanta gente che porta con sé tanti colori e la voglia di cambiare, di portare aria nuova dove le cose stanno ammuffendo.”
(Angelo Massari, Non è facile neanche fare un buon caffè, 1992)