mercoledì 2 aprile 2014

il Mediterraneo






“Il più rappresentativo e importante teatro di Ragusa, locale pregno di tutta quanta la banale e intima storia della sua gente […] Mediterraneo è il suo nome e nessun altro bar-ristorante-albergo della città ha nome più appropriato e dolce, essendo il locale allo stesso tempo mare e porto, mare burrascoso e placido, porto di continui arrivi e numerose partenze e non c’è mio coetaneo, che non ne abbia serbato un angolo nel cuore e tra i suoi più bei ricordi! Per noi del tardo Sessantotto era diventato la Grande Casa, la Putìa della Rivoluzione, la Sede Permanente dell’assemblea Rivoluzionaria.“ (Salvo Cassarino, La lingua rasata di fresco, 1988) 




“Noi non andavamo in piazza o nel corso principale, per noi c’era il caffè Mediterraneo […] era grandissimo per essere un semplice caffè, aveva decine di tavoli con sedie, era al coperto, con una grande vetrata, era modellato bene e arredato con gusto, l’ampiezza poi permetteva l’aggregazione delle persone più diverse. Alla fine degli anni Sessanta […] una massa giovanile incominciava a frequentarlo e a utilizzarlo in maniera diversa. Divenne un luogo dove potere giocare, parlare, discutere, anche animosamente, conoscersi, uno spazio per la trasgressione giovanile dirompente, ma innocuo per via del perbenismo del posto. […] Ho visto la sua metamorfosi, da spazio di pochi a luogo dell’esplosione di tanta gente che porta con sé tanti colori e la voglia di cambiare, di portare aria nuova dove le cose stanno ammuffendo.”
(Angelo Massari, Non è facile neanche fare un buon caffè, 1992)

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