“Il più rappresentativo e importante
teatro di Ragusa, locale pregno di tutta quanta la banale e intima
storia della sua gente […] Mediterraneo è il suo nome e nessun
altro bar-ristorante-albergo della città ha nome più appropriato e
dolce, essendo il locale allo stesso tempo mare e porto, mare
burrascoso e placido, porto di continui arrivi e numerose partenze e
non c’è mio coetaneo, che non ne abbia serbato un angolo nel cuore
e tra i suoi più bei ricordi! Per noi del tardo Sessantotto era
diventato la Grande Casa, la Putìa della Rivoluzione, la Sede
Permanente dell’assemblea Rivoluzionaria.“ (Salvo Cassarino, La lingua rasata di fresco, 1988)
“Noi non andavamo in piazza o nel
corso principale, per noi c’era il caffè Mediterraneo […] era
grandissimo per essere un semplice caffè, aveva decine di tavoli con
sedie, era al coperto, con una grande vetrata, era modellato bene e
arredato con gusto, l’ampiezza poi permetteva l’aggregazione
delle persone più diverse. Alla fine degli anni Sessanta […] una
massa giovanile incominciava a frequentarlo e a utilizzarlo in
maniera diversa. Divenne un luogo dove potere giocare, parlare,
discutere, anche animosamente, conoscersi, uno spazio per la
trasgressione giovanile dirompente, ma innocuo per via del perbenismo
del posto. […] Ho visto la sua metamorfosi, da spazio di pochi a
luogo dell’esplosione di tanta gente che porta con sé tanti colori
e la voglia di cambiare, di portare aria nuova dove le cose stanno
ammuffendo.”
(Angelo Massari, Non è facile neanche fare un buon caffè, 1992)


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